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Il carburante sintetico potrà rimpiazzare l'elettrico?


Tags: Elettrica - Carburante - Inquinamento - Auto - Motori - Porsche

Carburante sintetico: cos'è e come può diventare una valida alternativa alle auto elettriche per il futuro?

Nonostante la decisione comune delle case automobilistiche di rendere elettrico oltre l'80% dei modelli prodotti entro il decennio, è di dominio pubblico la notizia che vede Porsche a lavoro per produrre e sviluppare carburante sintetico, così da rendere ecologiche anche le auto a combustione interna, e forse anche per poter in futuro continuare a permettere l'utilizzo dei più iconici modelli con il rinnovo delle leggi. Eppure può un'auto con carburante sintetico essere un'alternativa più pulita ed innovativa di un'elettrica?
 
 

Ogni veicolo moderno possiede una marmitta catalitica che converte i gas più tossici come il monossido di carbonio in gas atmosferici ordinari come ossigeno, nitrogeno e diossido di carbonio, ma il problema maggiore resta quello dell'anidride carbonica in eccesso.
Quest'ultima è inevitabile nella combustione, e infatti è ugualmente prodotta nelle auto a carburante sintetico, quindi dov'è la differenza? Di certo il problema viene risolto alla radice, ossia dall'origine del carbonio: la comune benzina è prodotta dal petrolio grezzo, composto a sua volta da plancton e alghe fossilizzate, e la sua combustione ed estrazione produce appunto CO2.
 
 
 
 
Per evitare questo inquinamento, nella creazione di carburanti sintetici, si divide l'estrazione di idrogeno e carbonio: infatti il primo è ottenuto dall'acqua con l'elettrolisi, e il secondo attraverso l'estrazione di anidride carbonica presente in natura. Infine la combinazione dei due prodotti sviluppa un metanolo sintetico, e grazie a conversioni endotermiche, si raggiunge un mix chimico alternativo alla benzina così come a qualsiasi carburante di auto a combustione.
 
 
 
Eppure, ognuno di questi processi produce elettricità, perciò come può tutto questo essere privo di carbonio? Porsche intende costruire un'industria apposita in Cile, dove grazie all'abbondante vento ed energia solare possono ottenere elettricità sostenibile ed economica, da qui il nome e-fuel. Infatti così la stessa quantità di anidride carbonica emessa dal veicolo viene annullata durante la produzione del carburante. 

 
 
Numeri alla mano, nella costruzione di un'auto a gas vengono sviluppate circa 7 tonnellate di CO2, mentre per i veicoli elettrici, includendo l'estrazione mineraria di litio e cobalto si arriva anche a 21 tonnellate e per quanto riguarda l'emissione, seppur indiretta, le loro risorse di elettricità arrivano a reiterare questa quantità di anidride carbonica prodotta, numero di gran lunga superiore alla stima per le auto ad e-fuel nel loro corso di vita.
 
 
 
La convenienza maggiore è proprio nella distribuzione di carburante sintetico, poiché esso può essere implementato in tutte le stazioni di servizio già costruite in zona e tutto ciò permetterebbe l'utilizzo di auto precedentemente acquistate. Nonostante tutti questi lati positivi, è bene tener conto della produzione di impianti per lo sviluppo e il trasporto di questo carburante, altre fonti ingenti di inquinamento.
 

Eppure, il metanolo come sostituto alla benzina non è nulla di nuovo, essendo la pratica stata introdotta nel 1975, e anche Audi oltre ad altre case automobilistiche accantonò lo sviluppo di e-fuel per concentrarsi sull'elettrico. Ma grazie anche all'obbiettivo di compagnie come Formula 1 di raggiungere zero emissioni entro il 2030, è nota ormai la loro dichiarazione di non utilizzare motori elettrici, quindi forse un futuro per un nuovo tipo di carburante è possibile.


 
 
 
 
 
 
 
 

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- Federico D'Angelo


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