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La crisi dei componenti e il graduale aumento dei prezzi delle auto


Tags: Economia - Automotive - Auto - News - Materie prime

Il costo di auto nuove o usate attualmente presentato dai concessionari e rivenditori sta raggiungendo picchi storici. Come può la scarsità di materiali compromettere a tal punto l'industria automobilistica e quali sono le conseguenze?

Negli ultimi due anni il settore dell'automotive è stato oggetto di importanti rivoluzioni interne, più o meno evidenti, a partire dal rapporto maggiormente revisionato tra costruttore e rivenditori, a causa di aumenti esorbitanti messi in atto da questi ultimi.

Si arriva a parlare infatti di un profitto per le aziende del 180% rispetto agli scorsi anni.

 

 

Di certo la situazione post-pandemica e la relativa scarsità dei componenti tanto discussa ha portato ad un drastico taglio di produzione, ed investimenti in nuovi reparti per la produzione autonoma di molti pezzi. Ma cosa si intende di preciso con crisi dei componenti?

 

Generalmente l'esempio che ottiene più discussione è proprio quello dell'irreperibilità di microchip, piccoli circuiti elettronici con semiconduttori che come ben sappiamo sono parte integrante di gran parte degli oggetti di uso quotidiano, tra cui appunto le automobili. Proprio in questo caso sono praticamente indispensabili, permettono infatti il funzionamento di ogni automazione e meccanismo analogico che non prevede più un funzionamento del tutto manuale o strettamente non elettronico.

 

Per fare alcuni esempi, il computer di bordo che controlla la trazione e i sistemi di sicurezza, navigazione, così come tutte le relative tecnologie più basilari che da quasi mezzo secolo fanno fanno parte delle auto contemporanee si basano sull'interazione di questi componenti tra loro più o meno tecnologicamente avanzati.

 

 

Ma come mai scarseggiano?

 

Cina, Corea e Taiwan sono i principali produttori dei microchip più avanzati e all'inizio della pandemia, in previsione del conseguente calo delle richieste, le compagnie automobilistiche cancellarono gli ordini dei relativi componenti.

 

Di conseguenza, ciò provocò la chiusura di molte industrie, e le restanti virarono verso l'approvigionamento per aziende di computer ed elettronica di consumo, in aumento dato il periodo. In seguito, le industrie di automobili continuarono a produrre veicoli, fermi però nei relativi parcheggi poiché sprovvisti dei microchip tanto attesi. 

 

Come se non bastasse, l'aumento dell'irreperibilità di materiali più basilari come il bronzo, alluminio, ferro, e in particolare gomma, a causa delle inondazioni in Tailandia, principale produttrice, mette alle strette i costruttori e li spinge verso cambi di rotta, in primo luogo per quanto riguarda il petrolio; infatti questo circolo vizioso comporta ulteriori investimenti verso lo sviluppo di carburanti sintetici, idrogeno e altre soluzioni ecologiche

 

 

Per quanto riguarda inoltre il cablaggio elettrico, essendo principalmente prodotto ed assemblato in Ucraina, la guerra e la conseguente distruzione degli stabilimenti ha messo in ginocchio più di 22 compagnie automobilistiche, che contavano sul lavoro di 38 fabbriche con 60mila dipendenti in tutta la nazione. Molte aziende come Skoda reindirizzarono la costruzione del cablaggio aprendo una divisione autonoma per produrlo, ma ciò implica di certo tempo ed ingenti collocamenti di denaro. 

 

 

Perciò, dato che sempre più rivenditori indipendenti vengono acquisiti dalla casa madre, la scarsità dei concessionari dove acquistare i marchi permette al rivenditore di aumentare il proprio profitto nella vendita, avendo già acquistato la vettura dalla casa madre. Spesso il prezzo è giustificato dal servizio di consegna e di assistenza, ma in alcuni casi si tratta di un esoso profitto, ed aumenti del 20% sul prezzo dell'usato e del 40% sui ricambi.

Proprio per questi eventi Hyundai, Ford e altre case automobilistiche hanno preso provvedimenti attraverso lettere aperte che spiegano come questa inflazione, quando la crisi si sarà attenuata, potrebbe mettere in cattiva luce il marchio intero. 


 

 

 

 

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- Federico D'Angelo



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